La Storia
La Storia di Palazzo Maccaferri, dal progetto del 1896 di Attilio Muggia alla vendita negli anni '50 alla Società Elettrica Bolognese all'inaugurazione de I Portici Hotel Bologna.
L'hotel riporta agli antichi splendori palazzo Maccaferri, che è testimonianza preziosa della storia delle costruzione e dell'architettura del 900. Proprietario del Palazzo era l'Ingegner Giuseppe Maccaferri. Questi insieme all'Ingegner Attilio Muggia progettò la costruzione di un palazzo tra via dell'Indipendenza e i giardini della Montagnola.
La posa della prima pietra avvenne il 6 aprile 1896. I lavori durarono appena un anno. Muggia rimane fedele allo spirito del luogo (nel 1892 il parco della Montagnola ospitò con gallerie e padiglioni la prima mostra provinciale di arte applicata all'industria).
Il progetto dà risalto al collegamento tra via dell'Indipendenza e la Montagnola sia dal punto di vista morfologico (i livelli differenti delle quote di terra) sia funzionale: infatti all'interno del palazzo sono previste, oltre alle residenze private, anche delle funzioni pubbliche un ristorante e un café chantant.
La descrizione dettagliata dell'impianto originale è dello stesso Muggia, che firma un articolo sulla rivista Edilizia moderna nel marzo del 1900:
A piano terra, lungo via dell'Indipendenza, si trova un porticato di nove arcate, che si raccorda con quello del Pincio. L'ingresso principale si apre sulla linea di simmetria, in corrispondenza del quale, al piano superiore, si trova «una balconata facente motivo colle arcate, alle quali corrispondono tre finestre bifore, che trovano riscontro nelle loggette estreme; al secondo piano pure si hanno le finestre bifore di cui la centrale mette sul balcone. Tutte le finestre del terzo piano sono bifore e architravate.
Oltre che all'ingresso principale al palazzo, dal portico si accede anche al cafè chantant, che si compone di
un vestibolo, la sala del teatro, la quale è disimpegnata da una corsia laterale. Tutto intorno corre un ballatoio-galleria cui corrisponde pure una corsia di disimpegno sovrastante quella terrena. Una elegante scaletta in ferro con i gradini di marmo, a due branche, leggerissima e a giorno, è situata nella corsia rimpetto all'ingresso e porta alla galleria cui si accede anche da un'altra scaletta sul lato opposto.
La galleria era sorretta da colonne di ghisa e il pavimento della sala era stato realizzato in marmette levigate, in modo che potesse essere utilizzato anche come pista per il pattinaggio a rotelle. Sul lato corto opposto all'ingresso, dunque dalla parte della Montagnola, c'erano il boccascena e il palco, immediatamente sotto questi c'era la platea che una foto d'epoca ci mostra essere composta da sei file di nove poltrone ciascuna. Il resto della sala era occupato da piccoli tavolini da caffè rotondi, a ciascuno dei quali erano assegnate quattro sedie. La sala era riscaldata da termosifoni (forse i primi a Bologna) che diffondevano il calore generato da un impianto a vapore. Gli apparati decorativi di Sante Minguzzi I motivi floreali dell'esterno, le rose applicate
nei capitelli delle pilastrate, delle finestre e delle lesene, nelle specchiature dei parapetti
sono ampiamente ripresi nell'interno, in particolare nei locali ad uso pubblico. In fondo all'ingresso principale si trovava un nicchione